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Un’intervista a Claudio Olivieri, dirigente di Sr, ospitata da La Comune, dopo l’annuncio, il 26 settembre scorso, dell’importante vittoria della lotta dei profughi di Milano.
“Venerdì 25 settembre è stato un giorno particolarmente importante nella lotta che da 5 mesi stanno conducendo i profughi eritrei, etiopici, sudanesi a Milano con l’Associazione 3 febbraio e altre associazioni e organizzazioni. Si è svolto infatti un presidio con volantinaggio davanti al Comune di Milano e siamo riusciti ad ottenere un incontro con il Comune. Incontro richiesto e per settimane negato da parte del Comune, che non solo aveva ignorato le richieste e la possibilità di incontrare i rifugiati e l’A3F ma, peggio, in questi mesi, in una convergenza che aveva visto coinvolta la polizia e da quanto sappiamo anche il ministro degli interni Maroni, si era accanito con insulti razzisti, con una chiusura completa e con l’unica offerta di un dormitorio come struttura di emergenza antifreddo, fortemente degradato ed inadeguato, che i fratelli profughi avevano rifiutato fin dall’inizio, preferendo dormire e presidiare per 5 mesi piazza Oberdan piuttosto che accettare una soluzione che non desse loro garanzie minime di dignità.
L’incontro è durato alcune ore, è stata richiesta dai fratelli una traduzione in tigrigna, perché vi fosse chiara trasparenza ma anche come riconoscimento, a cui il Comune è stato costretto, della dignità di interlocutori. Il Comune ha preteso che fossero presenti all’incontro solo i profughi, probabilmente pensando di poterli dividere. Noi dell’Associazione 3 febbraio che eravamo presenti ovviamente abbiamo accettato per non creare nessun tipo di problema. I fratelli sono stati molto chiari nel chiedere la traduzione perchè ci fosse la possibilità di presentare le proprie richieste, che andavano nel senso di ottenere accoglienza, un alloggio decente, non degradato, e ovviamente la salvaguardia della propria dignità. Tutte le richieste presentate ieri sono state accettate dal Comune: questa è una prima vittoria, parziale rispetto all’obiettivo generale di un vero e proprio centro di accoglienza e di un’accoglienza complessiva, ma importante dopo 5 mesi di lotta durissima, la repressione della polizia e dei vigili, le ingiurie razziste del Comune.
È una vittoria importante per ciò che si è cominciato a ottenere, che ovviamente va consolidato e verificato: la vigilanza nei confronti delle promesse del Comune sarà molto alta nelle prossime settimane. Ma è importante per come si è ottenuta, grazie al protagonismo dei fratelli che si sono autorganizzati. Tutto si è sempre deciso in assemblea e, nonostante le provocazioni numerose e permanenti da parte dei nostri nemici razzisti, si è sempre scelta una via di lotta non estremista, pacifica, che voleva proporre e non contrapporsi in maniera distruttiva.
È una lotta che ha coinvolto circa 200 fratelli e sorelle, nonostante gli attacchi razzisti e i tentativi di corruzione e divisione (per esempio ieri mattina hanno telefonato alle 4 per chiedere a tutti i profughi di andare a lavorare, proprio mentre era previsto il presidio davanti al Comune!).
Siamo consapevoli che è soltanto un primo passo, la richiesta di centri di accoglienza pienamente adeguati rimane, come rimane la volontà di rimanere uniti. Ma se normalmente ci si divide tra immigrati di etnie diverse, eritrei, etiopici, sudanesi, è un altro dei risultati significativi il fatto di essere rimasti uniti e solidali.
Questo protagonismo – grazie anche al ruolo dell’A3F, di Sr, delle associazioni che hanno partecipato – è riuscito a coinvolgere nella solidarietà, in 4 notti bianche, a cui hanno partecipato centinaia e centinaia di persone, in tanti momenti, in tanti gesti piccoli e grandi delle persone del quartiere e da parte dei Comitati Solidali Antirazzisti, che hanno sostenuto la lotta. Associazioni, singole persone, volontari hanno trovato intorno a questa lotta di piazza Oberdan una possibilità di esprimere solidarietà, di affermare la dignità, di manifestare l’accoglienza, di ritrovarsi insieme ai fratelli.
Credo sia una vittoria significativa per ciò che si è ottenuto, per come si è ottenuto, per quello che può rappresentare come esempio, sviluppo ulteriore, possibilità di mantenere questa solidarietà e questa autorganizzazione e di estenderla, in vista della preparazione della manifestazione a Roma del 17 ottobre, a cui l’assemblea dei profughi ha aderito ed è intenzionata a partecipare, ma anche per restituire il valore della solidarietà avuta, e ringraziare, per organizzarla nei comitati, per continuarla ed approfondirla.”