LAICITA’ E INTERCULTURALITA’/ domani la Rete degli studenti medi alla manifestazione antirazzista

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Contro il razzismo, contro la violenza, contro l’intolleranza e l’oscurantismo. Ma soprattutto perché crediamo che debba essere la scuola pubblica, laica e democratica, il punto di partenza per costruire un futuro di pace, sviluppo e interculturalità.

La Rete degli studenti medi si unisce domani ai cittadini immigrati e italiani, alle associazioni e ai comitati antirazzisti che scenderanno in piazza per rigettare razzismo e xenofobia e per chiedere il ritiro dei provvedimenti disumani contenuti nel decreto sicurezza.

Il razzismo efficientista e razionale di Tremonti, unito agli slogan populisti della Lega e alle bordate razziste degli esponenti della maggioranza, producono un mix letale che ci consegna un Paese sempre più diviso, incapace di uscire dalla crisi se non attraverso un progetto che prevede la trasformazione dei diritti di tutti in privilegi di pochi e l’annientamento dei diritti fondamentali dell’uomo e della persona.

Ci preoccupa in questo quadro il ruolo che si stando alla scuola pubblica: il ministro Gelmini come al solito cavalca iniziative mediatiche come la quota del 30% e il divieto del burqa per nascondere la mancanze di iniziative concrete per l’integrazione; l’assenza di fondi per la scuola impedisce la realizzazione di corsi di italiano per i migranti, togli risorse umane specializzate come i mediatori culturali, impedisce la realizzazione di attività per la cittadinanza, il rispetto dell’altro e l’educazione alla convivenza democratica.

l fenomeni del bullismo razzista e di quello omofobico non vengono affrontati per la mancanza di soldi e di professionalità nelle scuole, e si pensa di dare una risposta con provvedimenti dannosi e demagogici come il voto in condotta.

La scuola pubblica è l’unico luogo nel quale le diverse culture potrebbero incontrarsi, fondersi e costruire un domani di interculturalità e pace sociale. Il governo sceglie invece di frammentare e indebolire la scuola di tutti attraverso i tagli e lo svuotamento delle attività volte all’educazione della persona: un esempio è l’ora di “Cittadinanza e Costituzione”, diventata uno spot del ministro ma ancora priva di finanziamenti adeguati e inesistente nei programmi formativi martoriati delle scuole.

Infine la Gelmini sceglie esplicitamente la strada della chiusura e del fondamentalismo religioso con la difesa dell’ora di religione e con le proposte sul potenziamento dell’IRC. Come possiamo immaginare un futuro di integrazione con una scuola che non mette la laicità come principio base dell’educazione? Il pericolo è che ogni credo faccia la sua scuola, con qualcuno che è favorito dallo Stato e qualcun altro no. Vogliamo i ghetti che fanno crescere l’odio e la discriminazione? Noi crediamo nella scuola della Costituzione. La Gelmini sembra proprio di no.